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YOGA SHALA

ASHTANGA YOGA PERUGIA

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MEDITAZIONE

Per chi vuole approfondire gli aspetti dello yoga interno

(dharana | dhyana | samadhi) 

Il settimo ramo dello Yoga è la meditazione (dhyana), cioè l'assenza di pensiero. Questa condizione deriva, per la maggior parte delle persone, dall'allenamento ad una concentrazione costante della mente su un unico oggetto (ekagrata). La meditazione è una condizione alla quale non si può arrivare con uno sforzo di volontà, è piuttosto una condizione che accade dopo tanta preparazione.

Ciò su cui noi abbiamo potere è allenare la mente a rimanere stabile, dandole degli “oggetti” di concentrazione (dharana): con la pratica dell'Ashtanga Yoga utilizziamo il movimento, il drishti, il conteggio, il respiro, così da essere il più possibile presenti e consapevoli di quello che stiamo facendo. Come se fossimo un contadino che si prende cura e predispone il terreno affinché il seme che vi verrà piantato possa germogliare e crescere trasformandosi in una pianta. Noi prepariamo il terreno rendendo forte il corpo e stabile la mente, per rimanere seduti in una posizione corretta a lungo: senza particolari fastidi al corpo o con una mente soggetta a frequenti distrazioni.

Sedersi in meditazione non è cercare la pace, la tranquillità e la gioia anche se, nel momento in cui si compie questo primo passo, queste possono nascere e crescere in noi.

EKAGRATA

la concentrazione su un unico oggetto

Serve a riportare l'attenzione, ossia il flusso mentale (solitamente discontinuo, fluttuante e in febbrile movimento), ad una certa stabilità. Si cerca di interrompere questo flusso e di riacquistare un dominio sull’attività mentale, sensoriale e inconscia. Possiamo, infatti, considerare la mente come una scimmia sempre in movimento, che segue ogni distrazione ed è deformata da qualsiasi condizionamento. Grazie alla meditazione l'individuo smette di essere in balia delle infinite distrazioni, delle passioni, degli automatismi mentali e di tutta l’attività dispersiva e confusa che caratterizza la nostra vita abituale, soprattutto quella mentale. Generalmente l’attenzione è sempre dispersa e rivolta verso l’esterno, e si è spesso in balia di sensazioni, pensieri, fantasie e ricordi sui quali si crede di non avere il minimo controllo. L'ekagrata è un primo tentativo di ridurre la dispersione mentale, di non essere dominati dagli automatismi psichici e di ridiventare padroni di noi stessi.

Praticare la meditazione seduta formale con regolarità e imparare a fermarsi per addestrare la mente a stare sull’oggetto di meditazione, è fondamentale per l’osservazione profonda (Vipasyana): proprio grazie a questa, infatti, la mente può cogliere grandi intuizioni e liberarsi dalla sofferenza e dalle afflizioni. Durante la pratica quotidiana si possono sperimentare entrambi gli aspetti, il “fermarsi” e “l’osservazione profonda”, fin dall’inizio con diversi gradi di comprensione e profondità.

THICH NHAT HANH

 

Nelle meditazioni che propongo seguo molti degli insegnamenti del Venerabile Thich Nhat Hanh, Maestro Buddhista Zen del Vietnam.

In questa tradizione la parola “meditazione” traduce il termine pali bhavana che significa coltivare. Coltiviamo quegli aspetti positivi che sono già presenti in noi, connaturati al nostro essere umani, ma che sono oscurati e sepolti da forze dell'abitudine, culture e modalità di pensiero che tendono continuamente a portarci lontano dalla più profonda aspirazione di ognuno di noi: essere integri e liberi, pienamente presenti a noi stessi, in sintonia con gli altri esseri e con il mondo che ci circonda. Sentire insomma la bellezza e la preziosità della vita che ci è stata data, e la gioia di viverla pienamente.

La meditazione formale seduta rappresenta uno strumento di pratica fondamentale per conoscere e modificare la nostra mente ed inoltre predispone a creare, con il tempo, la disciplina e le abitudini necessarie per praticare la meditazione in tutti gli atti della nostra vita.